Report tavolo economia 26-27/9/2020

’assemblea si è aperta con La discussione si è aperta con una breve sintesi dei punti di discussione emersi nella precedente assemblea nazionale, lo scorso febbraio a Milano (https://www.facebook.com/notes/rete-nazionale-beni-comuni-emergenti-e-ad-uso-civico/report-dell1-2-febbraio-2020-rete-nazionale-dei-beni-comuni-emergenti-e-a-uso-ci/1558550157632987).

A continuazione si è fatta la proposta di sei temi di discussione, diversamente connessi fra loro:

1) La creazione della cassa comune per la rete dei beni comuni, con la quale promuovere lo scambio economico fra le diverse realtà della rete, finanziare le prossime assemblee nazionali, eventuali azioni di solidarietà e altre iniziative;

2) l’organizzazione del tavolo economico come tavolo di discussione permanente attraverso il quale organizzare webinars e workshop ed esplorare fonti di finanziamento;

3) la costruzione di una rete di distribuzione per i beni prodotti nei beni comuni;

4) lo scambio e la condivisione di pratiche fra le diverse realtà della rete;

5) l’inclusione dei principi di depatriarcalizzazione della politica in ognuna delle nostre pratiche;

6) la necessità di sviluppare l’autonarrazione delle nostre attività, allo scopo di comunicare la redditività civica dei beni comuni. Intendiamo per “redditività civica” la produzione di un tipo di valore diverso da quello economico, che abbiamo bisogno di contabilizzare e comunicare per ottenerne il riconoscimento e per mostrare la rilevanza sociale dei beni comuni.

Rispetto al primo tema, l’assemblea è stata aggiornata sullo stato dell’arte rispetto alla cassa nazionale di solidarietà: questa è stata formata durante la quarantena, animata da diverse realtà che si erano organizzate per svolgere attività di mutualismo durante il lockdown. La rete Fuori Mercato e diversi beni comuni hanno dato vita a una raccolta fondi che permettesse di intervenire laddove le misure del governo si sono rivelate insufficienti. Diversi gruppi sociali come comunità migranti, badanti o sex workers sono stati lasciati fuori da qualsivoglia sussidio.

Nell’organizzare la risposta mutualistica all’emergenza, si è riflettuto su come evitare la cassa di solidarietà si trasformasse in una sorta di “seconda INPS”. Per andare oltre la mera assistenza e promuovere principi di mutuo aiuto, la priorità nell’erogazione dei fondi di solidarietà è stata data sulla base del rapporto diretto con realtà territoriali della rete dei beni comuni.

I criteri di erogazione sono decisi in assemblee aperte cui stanno partecipando una decina di realtà della rete, supportate da un comitato di garanzia che assicura la trasparenza del processo. La pratica attuale prevede che ogni realtà partecipante abbia 900 euro di fondo da erogare. Ora ci troviamo nella fase di erogazione, ma si prevede la necessità di un’altra fase di raccolta per fronteggiare le prossime fasi della crisi.

La questione relativa a come organizzare la rete di scambio interna alla nostra rete e a che rapporto farle avere con la cassa comune è rimasta aperta, ma l’assemblea ha ragionato sul fatto che, oltre al cibo, i beni comuni producono anche beni di natura artigianale o artistica (concerti, opere teatrali, spettacoli di altro tipo), e che anche questi potrebbero essere scambiati all’interno della rete. Fra le finalità di questo scambio emerge sempre il tema del mutuo soccorso, esteso a livello nazionale.

Rispetto al tema della redditività civica, è emerso il problema della sua definizione. A grandi linee, si definisce redditività civica il valore non economico e non monetizzabile prodotto dalle attività dei beni comuni, la sua ricaduta sociale e culturale. Per comprenderne il significato, occorre mettere al centro il carattere trasformativo dell’economia dei beni comuni. Questa si caratterizza per la combinazione di produzione e riproduzione sociale, realizzando effetti positivi in termini di diffusione del benessere sui territori e di trasformazione delle relazioni sociali nelle comunità di cui facciamo parte.

Per quanto riguarda l’organizzazione del tavolo economico come tavolo permanente, la proposta emersa è stata di continuare a farlo funzionare come durante il lockdown, dandoci pochi obbiettivi realistici e lavorandoci con costanza. Tutte e tutti gli/le attivist* e abitanti dei beni comuni svolgono attività di cura, produzione, aggregazione, che sono attività legate al modo in cui reinventiamo l’economia, e sulle quali abbiamo tanto da dire. La prima cosa da fare sarebbe quella di segnalare tutte le attività svolte in ogni bene comune, elencando le produzioni sia materiali che immateriali. Fatto questo si potrà, in primo luogo, iniziare a ragionare sulla rete logistica più adatta a scambiare queste diverse produzioni, anche al fine di supportare il sostentamento economico dei singoli spazi. In secondo luogo, avere una conoscenza più approfondita delle nostre attività produttive e riproduttive ci consente di lavorare sulla definizione di redditività civica. Questa definizione può servirci sia per ottenere riconoscimento dall’esterno sia per fare valutazioni politiche sul tipo di influenza che i beni comuni hanno sulle persone che li attraversano. La redazione di questo elenco di attività e i ragionamenti sulla rete di scambio e sulla definizione di redditività civica potrebbero impegnare il lavoro del tavolo economico nel prossimo periodo.

Continuando su questo tema, l’assemblea ha notato che sviluppare una conoscenza precisa delle pratiche dei singoli spazi può favorire i processi di contaminazione, sia per la gestione delle attività economiche che per la vita comunitaria in generale. Si è deciso quindi di far procedere la discussione con un giro di interventi centrati su quattro temi: cosa produciamo, e quindi cosa possiamo scambiare; cosa desideriamo imparare dalle pratiche di altri spazi/realtà autogestite; quali pratiche di cura adoperiamo; che definizioni diamo di redditività civica.


A) Cosa produciamo e cosa possiamo scambiare nella rete dei beni comuni

Produzioni materiali:

  • Produzioni agricole e in generale alimentari come olio, pane, birra, vino e altre bevande alcooliche, pomodori e derivati, gelati, con relativa partecipazione a filiere e mercati agroalimentari.
  • Prodotti artigianali.
  • Spazi abitativi.
  • Attività di cucina o forno comuni.

Produzioni immateriali:

  • Concerti e altre produzioni musicali, come cori e orchestre.
  • Trasmissioni radio, come Radio Wombat.
  • Rivalutazione della cultura contadina tramite la cogestione delle terre.
  • Attività di formazione e laboratori.
  • Opere teatrali, mostre e performance.

B) Quali pratiche di cura abbiamo elaborato

  • Cerchi di donne.
  • Cura di orti e giardini urbani.
  • Cura condivisa dei bambini e babysitting solidale.
  • Centro estivo solidale.
  • Messa in comune del bonus babysitter.
  • Doposcuola.
  • Sportelli solidali per assistenza legale, lavorativa, psicologica, abitativa.
  • Contributo al reddito per chi svolge lavori di cura.
  • Podcast per bambini.
  • Pacchi di spesa solidali e distribuzione di altri beni di prima necessità (durante il lockdown).

C) Cosa vogliamo imparare

  • Forme di organizzazione degli spazi condivisi.
  • Come scambiare prodotti immateriali.
  • Strumenti di organizzazione e moderazione delle assemblee.
  • Strumenti di depatriarcalizzazione della politica.
  • Dare valore alla cura delle relazioni.
  • Strumenti per la creazione di comunità.
  • Come organizzare tour di concerti nei vari beni comuni.
  • Meccanismi di mutuo aiuto fra chi frequenta molto lo spazio e chi può occuparsene di meno, ad esempio tramite banche del tempo e meccanismi di solidarietà fra lavoratori/trici stabili e precar*.
  • Combinare le pratiche mutualistiche con quelle conflittuali e rivendicative.
  • Trovare nuove fonti di autofinanziamento.
  • Dotarsi di strumenti di comunicazione a livello nazionale.
  • Capire come la memoria possa essere un bene comune.
  • Sperimentazione di valute alternative.
  • Formulare e comunicare visioni del futuro che proponiamo.

D) Come definiamo la redditività civica

  • Valutazione di impatto sociale sulla trasformazione delle relazioni.
  • Produzione di dossier sulle attività degli spazi.
  • Riflessione sulla realizzazione di fonti di autosufficienza e autonomia.
  • Valorizzazione del legame fra attività realizzate nei beni comuni e salute mentale.

Per concludere, si è deciso di presentare la seguente proposta al momento della restituzione in assemblea plenaria:

  1. La creazione di una cassa comune della rete al fine di (in un primo momento) poter avanzare spese dell’organizzazione di future assemblee nazionali. A tal fine si propone di convocare un gruppo ad hoc che possa organizzare la costituzione della cassa.