Report giuridico 26-27/9/2020

Tavolo giuridico

Facilita e introduce R: di Mondeggi:

ci sono diversi livelli di discussione:

1. legge comitato Rodotà, pacchetto di beni prima normati dal demanio

3 livello beni comuni gestiti dai regolamenti Labsus, che spesso riguardano ciò che il comune non riesce a gestire

2 livello beni comuni emergenti per volontà della comunità, alto grado di complessità, sono invisibili, non hanno riscontro nella normativa nazionale.

Il problema è che le Amministrazioni si sono appiattite al linguaggio che Labsus ha fatto passare,

la L.R. toscana è una sorta di regolamento Labsus a scala regionale…

Come rete invece di proporre un testo di legge che si aggiungesse ai tanti già messi in campo, abbiamo lavorato su alcuni principi generali che ogni legge sui beni comuni dovrebbe contenere.

(Si dà lettura dei 6 punti condivisi a Milano)

1) Le autorità locali sono tenute a favorire, anche economicamente, i processi di autorganizzazione civica e sociale, senza lederne l’autonomia in quanto tassello fondamentale per il pieno sviluppo della persona umana e la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale.

2) La presenza di forme di uso e gestione collettiva aperta di un bene pubblico esclude la privatizzazione o vendita del bene stesso, in quanto è generativa di redditività civica, intesa come vantaggio collettivo non solo monetario, ma soprattutto sociale e culturale. In questo caso, l’Amministrazione sospende eventuali precedenti decisioni di alienazione, messa a reddito, dismissione o privatizzazione del bene e apre una procedura di confronto pubblico aperto alla comunità.

3) Il diritto di uso civico e collettivo spetta ad una collettività cui deve essere riconosciuto istituzionalmente l’uso, la gestione e il godimento diretti e non esclusivi dei Beni comuni. Tale diritto collettivo viene esercitato mediante apposite Dichiarazioni d’uso civico e collettivo, redatte con modalità rette dai principi di non esclusione, pubblicità, orizzontalità, democraticità e porta aperta. I medesimi principi ispirano anche gli organi di autogoverno di cui si dotano le comunità di riferimento dei beni comuni.

Al fine di garantire l’autonormazione civica della comunità di riferimento, l’amministrazione deve rendere gli spazi rivendicati come comuni immediatamente accessibili, in modo che il processo di definizione delle regole dell’uso civico si formi e progredisca attraverso la prassi di uso e vive pratiche sociali.

4) Uno spazio urbano o rurale può essere ascritto alla categoria dei beni comuni quando è caratterizzato da forme di uso e gestione collettiva finalizzate all’esercizio dei diritti fondamentali, inclusi quelli politici e sociali, della sua più ampia comunità di riferimento.

5) Bene comune è un bene relazionale a titolarità diffusa, generatore di comunità civiche. Pertanto il diritto di uso di un bene comune non può essere esclusivo; nel caso di rivalità l’uso di un bene è regolato da modalità stabilite secondo criteri inclusivi generati da processi di autonormazione civica

6) La tassonomia dei beni comuni non è esaustiva, essi possono emergere tra beni pubblici e privati materiali e immateriali che, esprimendo utilità funzionali all’arricchimento del catalogo dei diritti fondamentali, civili e sociali, si caratterizzano per una forma di uso e gestione dirette da parte di una comunità di riferimento ampia ed eterogenea.

A livello di regolamenti comunali rapporti con Labsus per un regolamento che includa anche dichiarazione di uso civico. Tentativo fatto per il Regolamento di San Vito dei Normanni, non approvato.

N: (ex Asilo Filangieri, Napoli): spiega il tentativo fatto nel workshop partecipativo per il regolamento a San Vito: molte realtà avevano il problema giuridico, diverse comune per comune, ma il modello di riferimento era unico, impianto amministrazione condivisa e patto di collaborazione, semplice o complesso, basato su art 118 della costituzione sulla sussidiarietà: “le istituzioni devono favorire la libera iniziativa dei cittadini”. Anni 90 formula messa a punto da Gregorio Arena dell’amministrazione condivisa, il patto tra soggetto pubblico e privati che stabilisce regole competenze e soprattutto responsabilità. Nel tempo nascono soggetti nuovi, informali, che in quel regolamento scompaiono. Il cuore del modello uso civico tiene al centro una comunità informale non definibile una volta per tutte perché ha al centro assemblea aperta, mette accento sul come e non sul chi gestisce. a San Vito abbiamo fatto questo tentativo, siamo intervenuti facendo piccoli emendamenti per consentire a esperienze nuove di trovare posto, abbiamo pensato a un emendamento che potesse essere assemblato, anche se il modello Labsus ha un codice molto stretto.

Noi abbiamo usato laboratorio per comporre un assemblaggio inedito, titoli, struttura smontata con aggiunta titolo dedicato a usi civici e collettivi. Purtroppo il nuovo regolamento non è stato ancora approvato.

Perché partire dal regolamento Labsus? È un modello non adatto a sperimentazione, ma molte comunità se lo trovavano davanti nel loro percorso. Abbiamo preso quello che già c’era, obiettivo non era promuovere nuovo regolamento, i regolamenti fotografano situazioni non generalizzabili. Ci sono strumenti giuridici per ogni settore dell’amministrazione comunale, ogni strumento tocca le nostre esperienze. Procedere nella logica dell’assemblaggio e casetta attrezzi comuni che le comunità possono utilizzare, per adattarsi a situazioni particolari.

Agire su più piani e livelli amministrativi: leggi nazionali e regionali, comunali, regolamenti patrimonio etc. Il punto è: come lavoriamo su tutti i piani che ci intercettano?

Cerchiamo strumenti che non normatizzano, strumenti che consentano a esperienze di rimanere vive quando intercettano il diritto, di stare in uno spazio inedito e inatteso, infrastruttura che tenga aperta la sperimentazione, normare troppo diventa automatismo. Siamo molto avanti, come diventa visibile questa cosa? Il sito web della rete ci potrà aiutare.

Domanda: qualora comune abbia un regolamento si può cambiare?

Risposta: Stiamo dialogando molto con Arena…si può intervenire nei limiti di quel regolamento, dove ci sono le condizioni politiche.

J: (Firenze): ci sono i 3 livelli introdotti da Roberto ma un altro è la partecipazione dei cittadini, spesso irreggimentata in vari modi che la rendono ostica, in Toscana è diventata un modo per controllare il dibattito su grandi opere etc. non viene dato spazio per proporre temi e dialogo effettivo e profondo che proponga un cambiamento radicale.

Altro ambito di interlocuzione possibile è Labgov, amministrazione che abilita, gestione collettiva, collaborazione, linguaggio non è lo stesso dei commons ma si avvicina. Verificare se dove applicato questo approccio ha risolto qualcosa, partecipazione a disegno e implementazione politiche da gestione acqua pubblica a gestione di un bene, temporaneo o a lungo termine.

Il Forum Civism Beni Comuni è nato a Firenze da una mappatura di luoghi dove si sperimentava il fare commons, dove sono le comunità, una trentina di esperienze da cui è nato il forum, che si è interrogato su cosa proporre alla città. Soni stati elaborati collettivamente 7 punti condivisi e organizzati molti incontri pubblici, ai quali sono stati invitati anche amministratori di Firenze e provenienti da altre città. Cosa è successo? Appropriazione da parte dell’amministrazione del percorso, hanno preso fotocopia regolamenti esistenti, hanno avviato confronto formale solo con audizioni di soggetti invitati dalla commissione consiliare, mancato processo partecipativo reale, il regolamento rimane poco utilizzato. Non c’è referente per interfacciarsi.

Quali strumenti giuridici tra tanti possibili? confrontarsi con Iaione e anche altri…

Anche la città metropolitana di Firenze sta approvando regolamento senza audizioni.

F: (Casoria) su Regolamento:

Stiamo seguendo percorso per uso civico però volevo dire che rispetto a Labsus se siamo comunità che si autodetermina presentare progetto ad Autorità che ti valuta è una forma di contenimento delle potenzialità di realtà come la nostra. Noi abbiamo proposto regolamento di Napoli come esempio, poi è arrivato progetto Urbact su territorio di Casoria, 3 parchi uno dei quali era Terra nostra, a conclusione gli architetti volevano pubblicare regolamento modello Labsus, aggiungendo qualcosa di pugno nostro…

Vorremmo inserimento titolo su uso civico e collettivo ispirato a dichiarazione Ex Asilo Filangeri, da noi le amministrazioni cambiano continuamente, AC attuale chiusa in una commissione che ha prodotto regolamento senza comunicare con parti sociali…brutta copia di Labsus…non c’era nemmeno riconoscimento gruppi informali.

Questo regolamento era schiacciato su utilizzo di beneficiari del reddito di cittadinanza per lavori socialmente utili, ci siamo fatti sentire, stiamo richiedendo con petizione popolare inserimento uso civico e collettivo. Obbiettivo approvare questi punti comuni della rete e avere disponibilità spazi…

se non sei professionista non te lo dicono quali sono. Statuto comunale definizione specifica meno strumentalizzabile, diverso da presentare progetto con budget. Non si può trovare standard uguale per tutti ma dichiarazione d’uso specifica per ogni comunità

L:(Firenze) domanda: vorrei parlare con Tommaso dei punti critici eliminati dal testo di legge, come forum Civism abbiamo letto legge bc per inserire principi della rete

C: (Laerte, Ferrara):

Nelle città italiane, le situazioni sono diverse, c’è chi ha un Regolamento sui beni comuni o altre normative, e chi non ha niente. L’obiettivo che dovremmo porci come Rete è capire che tipo di aiuto e quali strumenti operativi dare ai diversi gruppi a seconda del contesto.

Penso che il nostro percorso sia innanzitutto un percorso politico.

Condivido il passaggio di Francesco di Casoria. Un Regolamento comunale è uno strumento che serve innanzitutto al Comune, per gestire diversi ambiti, con forme più o meno partecipative, in ogni caso sono forme istituzionali di coinvolgimento.

Esperienza di Ferrara: io avevo un incarico con altri di sviluppare un progetto di urban center, dal 2014 abbiamo iniziato un percorso sui beni comuni. L’amministrazione comunale di Ferrara ci ha incaricato di avviare un processo partecipativo finalizzato alla possibilità di scrivere un Regolamento sui beni comuni per la città. Da subito abbiamo capito che dovevamo prenderci del tempo, studiare e confrontarci con altre esperienze nazionali, non potevamo copiare e incollare il modello Labsus, dovevamo provare ad innescare un processo nostro. Alla fine abbiamo deciso di generare un Regolamento perché era importante presidiare l’ambito dei beni comuni nella macchina amministrativa e non lasciare spazio ad altre impostazioni più verticistiche, E abbiamo scelto di farlo inventando un Regolamento estremamente semplice e scarno, in alcuni campi, quelli più complessi che non sapevamo ancora affrontare, come quello sugli immobili, volutamente e paradossalmente vuoto. Un Regolamento che abbiamo battezzato un “Non-Regolamento” e che è stato scritto a partire da un Manifesto di Principi condiviso dalle comunità coinvolte, un Manifesto che ancora oggi è il suo fondamento e ne orienta l’interpretazione. Alla fine, l’operazione più impegnativa non è stata quella di scrivere un nuovo Regolamento, ma di analizzare e fare ordine nei Regolamenti e nelle procedure già esistenti, come ad esempio lo statuto comunale, il regolamento sugli istituti di partecipazione, i regolamenti sulla gestione del suolo pubblico, la concessione di immobili, la possibilità per i cittadini di intervenire nelle aree verdi.

In estrema sintesi, penso che i temi cardine siano due: da un lato chiedere dal Comune un interlocutore di riferimento su questi temi, chiamiamolo se vogliamo un ufficio a supporto popolare, un coordinamento intersettoriale interno, quello che è veramente importante è che i cittadini abbiano un riferimento, se possibile delle indicazioni chiare, se possibile che operi in una logica di prossimità e di rispetto dei tempi della vita del volontariato.

L’altro tema cardine, che ci coinvolge in prima persona come attiviste/i è quello di sperimentare e consolidare delle forme di coordinamento e costruzione di reti tra le collettività civiche coinvolte, come cittadini è importante presentarsi compatti e coordinati davanti a questi temi, non possiamo lasciare agli uffici e all’amministrazione il potere di riconoscere se una iniziativa è da considerarsi rappresentativa oppure no, di valore civico oppure no. E’ un organismo civico collettivo che è chiamato a farlo, aperto e inclusivo, che ragioni fuori dalla logica dei partiti.

In conclusione, un binario di lavoro operativo nel corto periodo potrebbe essere quello di dotare le esperienze civiche di linee guida per operare, un modus operandi variabile a seconda del contesto, processi mentali e istruzioni operative che una comunità potrebbe seguire, come ad esempio: analizza i diversi strumenti e regolamenti del Comune, non sempre il regolamento che ti interessa è quello che porta nel titolo “beni comuni”, cerca piuttosto il regolamento per la concessione degli immobili o il regolamento sugli istituti di partecipazione popolare

Io penso che questi processi partecipativi sui beni comuni siano espressioni di vere e proprie forme di partecipazione popolare alle decisioni e alla vita pubblica, un diritto di partecipazione che come tale potrebbe essere riconosciuto nello Statuto e nel Regolamento comunale, e che questi organismi collettivi civici possano essere intesi come vere e propri istituti di partecipazione e generare ad esempio dei forum, osservatori, assemblee civiche,…

Non so fino a che punto sia importante il riconoscimento istituzionale di tali organismi civici collettivi, quello che sicuramente è importante è che siano tali organismi civici collettivi a presidiare a custodire il tema dei beni comuni.

AL (Forum beni comuni Firenze) sulla legge regionale toscana:

Come Forum Beni Comuni di Firenze abbiamo avviato un percorso di lettura e interpretazione collettiva della legge regionale e individuato diverse cose che non vanno, rispetto ai punti condivisi della rete a Milano. Punto fondamentale, oltre a inserire accanto ai patti le dichiarazioni di uso civico, la questione del monitoraggio. Come funziona l’Osservatorio beni comuni di Napoli, chi ne fa parte? Altro tema la lista dei beni disponibili sul territorio, si tratta di beni demaniali non beni comuni, cioè potenzialmente potrebbero diventarlo. Difficile intervenire su testi già scritti, anche solo inserendo un punto a parte, a volte bisogna intervenire anche su principi e definizioni…

Altro punto debole la parte su autofinanziamento e agevolazioni, totalmente incongruente col titolo, la parte su concorrenza e impossibilità di svolgere alcune attività nell’ambito della gratuità. Continueremo questo lavoro, speriamo di avere supporto della rete.

Tommaso (Toscana a sinistra) sulla legge regionale toscana sui beni comuni: Intanto molti conoscono la genesi della norma, c’era una proposta di legge del partito democratico con taglio ipergenerico, centrata su sussidiarietà e sul ruolo del terzo settore e una nostra di Toscana a sinistra, abbiamo provato a metterle insieme ma erano mondi opposti, discussione teorica complicata, tema definizioni: per noi comunità il centro, il catalogo non va fatto, il tema è il commoning.

Dentro una commissione come spazio legislativo dovevamo trovare un punto di incontro tra diversità punti di vista e allo stesso tempo non imbrigliare e non comprimere, norme possono essere ostacolo, abilitare esperienze, tutelare esperienze in atto.

Cosa è successo? Si è attivato un tavolo tra proponenti Fattori e Giani e Bugli che rappresentava Rossi, governatore della Regione. Tutto si è fermato perché non riusciamo a varare norma

Bugli voleva procedere prima della fine della legislatura, una parte del PD contro, tutto è andato avanti in maniera scomposta. Noi abbiamo valutato che fosse meglio produrre testo anche fragile piuttosto che chiudere senza niente…

Quel riferimento appeso al terzo settore, indeterminatezza esito di una mediazione per non lasciare tutto in mano alle associazioni, idem articoli su autofinanziamento, non si arrivava a nulla sul tema della concorrenza, del mercato…

Dove ci sono elementi di forza? soggetti attivi dei patti anche informali…

Dove passo indietro? Lotta su diritto accesso uso beni anche privati senza consenso del proprietario

autofinanziamento punto contrastato, concorrenza. Contrasto a proprietà assenteiste, fallito, siamo riusciti a inserire possibilità di segnalare omissioni e inerzie rispetto a beni e terre abbandonati, altro punto qualificante.

Genesi complicata dal contrasto tra pluralità strumenti giuridici, atteggiamento conservativo uffici legislativi in regione, audizioni saltate. Oggi patto di collaborazione è accettato, partiamo da quello, seconda fase di revisione della norma, aggiungere nuovi strumenti…usi civici, fondazioni di partecipazione che possano essere integrati, norme aperte che devono poter recepire proposte dal basso. Meglio avere un testo che niente…tenendo elemento di apertura, prevista possibilità di revisione attraverso confronto pubblico a 1 anno e mezzo, fare percorso nei prossimi mesi, abbiamo bisogno di strategie multiple, sperimentare, tentare strade

MF (ex Asilo Filangieri): Osservatorio BC di Napoli è un istituto partecipativo, organo consultivo della giunta proviene da richiesta movimento massa critica gemello consulta pubblica audit sul debito.

Organo consultivo nominato dal sindaco attraverso avviso pubblico selezionati esperti di attivismo nel campo economico sociale, non accademici ma che hanno partecipato alle lotte, beni comuni urbani e digitali, anti sessismo e gestione del territorio, dà parere su atti giunta e promuove processi partecipativi. Si riunisce in seduta pubblica con persone interessate.

Organo in definizione nella dialettica politica, beni comuni diritti e partecipazione ma materie de definire. La consulta audit sul debito ha rimborsi viaggio, la partecipazione a Osservatorio bc gratuita.

Immaginare strumenti di emendamento, come rete abbiamo lavorato a Lucha y Siesta spazio femminista a Roma che si è interrogata sulle stesse cose, su vendita e dismissione attivare dibattito pubblico, anche su acquisto da parte di AC che si offrono di acquistare immobile, come lucha.

Utile darci strumenti per agire sui territori, per dare aiuto concreto, pool di giuristi ma non solo…per rispondere a realtà concrete, per diventare esperienza collettiva di apprendimento.

P: (Venezia):

Provo a chiarirmi le idee…qual è la missione della nostra rete? cercare di dare forza ai processi di lotta, alle esperienze, molte e varie, in giro per l’Italia.

Metterle in rete per far sì che da puntuali possano diventare un pezzo dei movimenti sociali.

Variegate per forza in sé che non hanno bisogno di regolamenti perché occupano, hanno sostegno popolare vero, per non rischiare privatizzazione altra strada amministrazioni che facilitano come a Napoli…

Dobbiamo dare risposte diversificate a tutte queste diverse situazioni, aiuto, facilitazioni… alla AC parafascista di Venezia non posso proporre autodichiarazione asilo!

Se volgiamo che queste esperienze diventino movimento tenere conto del livello nazionale, dialogare con governi, legislatori. Le proposte di Leggi nazionali cominciano ad essere 2 o 3, quindi non solo emendamenti a Labsus…

Interloquire con vari livelli, anche regionale.

Cerchiamo di individuare nodi problematici’

  • questione oltre affidamento, autonormazione autogestione autogoverno
  • attività economiche, volgiamo che si generi reddito (o auto sostenibilità dell’esperienza stessa,) cosa significa no profit… terzo settore o non
  • manutenzione restauri oneri di gestione, chi ce la fa chi no, autocostruzione
  • autonormazione si ma con quali soggettività? Non volgiamo che si metta a bando, non concorrenza su usi del bene (in questa stanza vorrei anche i centri sociali occupati), i centri sociali hanno paura di essere messi a bando.
  • Come si caratterizza questo movimento? Lo facciamo non per risolvere problemi del nostro gruppo ma perché non volgiamo privatizzazioni, rigenerazione urbana, proprietà assenteista.

Logica del recovery found non partecipare all’assalto alla diligenza…non assalto terzo settore.

Giustizia sociale, non partecipare alla grande torta…non logica del finanziamento per uscire dalle pandemie ma ad esempio dare terra inutilizzata che non costa niente.

N:(Ex Asilo Filangieri):

propongo un esercizio, i punti di vista con cui guardiamo processi sono fondamentali: occupazione parola sbagliata, “occupatio” principio di fondazione del diritto privato, proprietà privata quasi sempre un furto. Cosa fanno i compagni quando occupano? Funzione del patrimonio nella repubblica è funzione sociale, patrimonio abbandonato è danno all’intera comunità, è forma illegittima, attentato alla tenuta democratica. Occupare edificio è restituirlo alla sua funzione costituzionale. Non abbiamo ancora dismesso idea che democrazia senza infrastrutture materiali non esiste. I centri sociali non sono in antitesi dei beni comuni.

Noi occupiamo il ruolo della riproduzione, una parte di società che pratica il civismo non muore grazie a questi spazi. Creiamo condizioni perché fosse possibile produrre legami sociali fuori dal lavoro dal profitto etc. ce lo insegna il femminismo. Le PA sostanziante occupate dalla logica finanziaria hanno con noi un debito di cura, lo stato non svolge più funzione di res pubblica.

Esercitiamo riproduzione sociale, elemento fondamentale che regge il modello produttivo basato sull’estrattivismo nei confronti di vari soggetti (umani animali etc.), ripensare economia, restituzione debito di cura che le istituzioni hanno maturato nei nostri confronti

Commoning ha due accenti: natura relazionale e strutturale (materia, spazio intorno a noi, spazio non indifferente…).

Condizione immateriale capacità di autonormarci, stabilire misura del nostro stare insieme, questa cosa la fanno coloro che si incontrano…

La dichiarazione di uso civico è come una dichuarazione d’amore, ti voglio un bene pubblico…! ti dichiaro quanto bene pubblico ti voglio, non me la faccio scrivere, la devo scrivere io insieme agli altri che stanno con me…

La norma diventa piattaforma, senza spazio non funziona, lo spazio bianco necessario per scrivere.

è importante darci gli strumenti. Avere un focus davanti dove convergere, accanto al pool, gruppi di attenzione, no esperti…quando un gruppo si abitua a dare le risposte gli altri smettono di pensare, attivare un processo pubblico di discussione…

Più che chiamare gruppo di Napoli pensiamo a discussione collettiva su legge regionale toscana, facciamo progetti per richiedere fondi, gli esperti li possiamo anche pagare ma il processo collettivo tiene vive le menti di tutti…

Gli esperti devono condividere quello che hanno capito, formazione fondamentale, pubblicare piccoli pamphlet.

Nelle commissioni dove si discute la legge ci dobbiamo stare, promuovere conferenza al senato sui 6 principi, abbiamo le conferenze, è ora di andare a dire la nostra.

Ovunque mi chiamano sconsiglio regolamenti perché complicano, art. 3 comma 2, 118 costituzione…ci sono già.

Altro punto: Vogliamo incontrare assemblea nazionale comuni italiani? per riconoscere i beni comuni dentro gli statuti, battaglia da fare tutti quanti.

Legge nazionale, tuel, 118, ci sono tutti gli strumenti…

Si toccano tantissimi piani

Per quanto riguarda economia riprendo Paolo. Abbiamo visto terzo settore fondamentale ma qui nei beni comuni avviene un’altra cosa. Strumento delle zone franche per i beni comuni, nelle aree di comunità c’è fiscalità di vantaggio, es. se ho meno di 15 spettatori non pago Siae etc…

Se mettiamo in ordine queste cose dibattito senato Anci x statuto, promuovere processi di partecipazione dove c’è comunità che chiede aiuto non attivare esperti ma processi.

Giuseppe (Ex Asilo Filangieri): innanzitutto concordo con complessità dichiarata nei vostri interventi, quadro normativo da interpretare.

Purtroppo non c’è solo costituzione, è contraddetta da tante altre leggi. Malgrado parole chiare, sono contraddette…esistono sentenze, che avallano interpretazioni, non possiamo prescindere da quel dato ma da solo è insufficiente. Impossibile fare il lavoro di advocacy…

Iaione e Labsus organismi di supporto Labsus e Labgov noi non riusciamo a fare il terzo polo perché sinceramente servirebbe a poco, dobbiamo puntare a una crescita di discorso pubblico sui beni comuni.

Differenze teoriche o tecniche nascondono letture e approcci divergenti.

La cura parola che il femminismo ha risignificato, può essere sussunta anch’essa se non faccio una battaglia culturale affinché queste cose diventino chiare.

No a pool di persone preparate che portano interpretazioni. Se con Tommaso, e con Marta nel Lazio non siamo riusciti a interloquire vuol dire che anche non siamo riusciti a far sentire il nostro spirito critico, in questi dibattiti non ci siamo stati.

Per parlare del futuro, Lucha y siesta, potremmo pensare di interpretare alcune cose, anche le leggi regionali della Toscana e del Lazio. Se abbiamo consiglieri regionali che fanno parte a livello civico di gruppi che hanno voce in capitolo…

Crescita comune culturale dove non è l’esperto a contare, ma l’intelligenza collettiva….

7 assi:

principi irrinunciabili, perfino quelli che ci vogliono mettere il capello non possono sottrarsi:

  1. svendita e acquisto beni comuni (mappature possono diventare strumento di facilitazione di vendita), consapevolezza di cosa chiediamo, tema della dismissione e valorizzazione patrimonio immobiliare su cu ci sono norme che contraddicono costituzione
  2. il nostro intervento riguarda diritto di uso non esclusivo di spazi, quindi non rientra in bandi aste o chi offre di più…5 realtà diverse che di quello spazio immaginano usi diversi devono stare insieme.
  3. assemblea e suo ruolo, motore vitale…della vita politica. modalità relazionale, di per sé forma che mette in relazione le persone in un certo modo
  4. assemblea come organo non il presidente responsabile, organo di autogoverno
  5. regole date non sono regole private di un’associazione, sono regole di usi gestione collettiva organi di autogoverno territoriale che hanno un riconoscimento, c’è bisogno di osservatori, organi con funzioni
  6. responsabilità agibilità immobili sicurezza, non cavillo ma organi pubblici e privati non possono deresponsabilizzarsi ma coinvolti nella responsabilità delle strutture. patto di collaborazione la responsabilità se la assume il presidente…non va beneficiati responsabilità impegna PA ad oneri che solo loro se la possono assumere
  7. economia immaginare (non mi piace zona franca) spazi che entrano in conflitto anche con tutte le altre norme, bloccano tante realtà non solo i bc, ma i mercati, aggredire creare alleanze guardare fuori dal nostro spazio, cerchiamo di individuare problemi che non sono solo per noi, non zone franche ma allargare il discorso alle economie informale chi lavora per soffiare i propri bisogni non può essere equiparato a chi fa profitto.

proviamo a scrivere qualcosa, dare almeno parvenza di traduzione normativa, può funzionare a livello di interpretazione…

se mai si facesse una commissione facciamo in modo che non sia dei 12 ordinari come la commissione Rodotà ma che sia commissione ampia, sono terrorizzato che si faccia una nuova commissione, per giunta senza la figura di quel grande uomo, sono terrorizzato di quello che gli accademici potrebbero fare…

Uso creativo del diritto e hackeraggio con cui andremo a rivendicare

T: di Remake:

riporto il discorso sulle pratiche di remake, superare idea di centro sociale, spazio autogestito a Milano. trovo molti elementi assimilabili, proprietà, uso non esclusivo ma anche non competitivo, cura, a Milani discorso difficile nel rapporto con la PA. Cascina Torchiera e altri spazi sotto attacco Lambretta, Macao, si parla di spazi liberati, cammino lungo, confronto con la rete fondamentale le uscire da provincialismo di città come Milano, chiamata a torto capitale morale

Aiuti per noi sono stati ospitare la rete e frequentare questi momenti, Lucha y Siesta momenti importante di riflessione per tutti.

Autogoverno non si concilia con patto di collaborazione, per noi il patto è passaggio temporaneo, in questa fase ci serve per tutelarci e riconoscerci, la temporaneità usata in modo strategico perché il nostro edificio deve essere demolito, il nostro obiettivo è tavolo di coprogettazione per ciò che verrà dopo, in cui il patto diventerà troppo limitato per cui già nella manifestazione di interesse suggeriamo uso civico. Bisogna costruire un alfabeto comune tra spazi milanesi che fanno fatica a andare oltre rivendicazioni identitarie, andare oltre solidarietà per sgomberi etc. La manifestazione di interesse al bando del comune di Milano l’abbiamo fatta come fuori mercato e altre realtà multiformi…

M di Bologna di SM24:

sono M., di XM24 ma parlo a titolo personale, avevamo convenzione con comitato ESA poi sgomberato, ora siamo senza spazio per decidere, siamo stati sgomberati anche dalla caserma Sani, facevo parte di esa, mi porto dietro questa esperienza del tavolo della fondazione innovazione urbana deludente, come si è mossa la fondazione? Abbiamo chiesto trattativa col comune per avere altro spazio, con esa partecipazione al laboratorio spazio, sono uscite riposte di avvisi pubblici per spazi ridicoli…prese in giro.

XM24 è stata dietro al percorso di Bancarotta, ora bloccato, spazio ancora vuoto, spazi con avviso pubblico, regolamento beni comuni con assemblee territoriali ma sanno già a chi darli…

come puoi aggrapparti a queste normative se non c’è volontà politica, trattativa col comune per altri spazi abbandonati che avessero reale possibilità, nel quartiere con cui avevamo relazioni, non ci è stato approvato nessuno…di fatto abbiamo dovuto occupare spazio enorme caserma sani, abbandonato, e da dentro attivare processo di apertura. È successo altro sgombero ma era stato lanciato percorso cittadino con tavoli tematici che stava andando bene, rientriamoci tutti insieme nella caserma sani! Non fare uso esclusivo privatistico, poi lockdown. Chi ha spazi tramite avvisi pubblici non ha interesse a lavorare per cercare altri spazi, la fondazione sa bene cosa fare e come farlo. Se su sta sul piano tecnico giuridico e non politico si perde il filo. Oggi XM24 non ha uno spazio, e non sa come procedere. Se amministrazione figa ma mette a disposizione i residui di quello che rimane in città e su cui non si assume nessuna responsabilità. XM non era realtà unica, era già un collettivo di diverse realtà…

il comune duce dovete mettervi d’accordo con 20 realtà in 2 assemblee. Non funziona cosi!

F: (Casoria): missione di questa rete, noi come realtà assemblea eterogenea e non collettivo il bc è sempre stato uno strumento rispetto a una idea di città, tutela bc, creare riproducibilità di questi processi perché riempiano le strade delle città. A Casoria assemblee dal titolo “Decide la città”, rispetto a questo creare nuove istituzioni, es. non sono d’accordo a modificare regolamenti già esistenti, o fare leggi come quella Toscana…

inviti di AC che vorremmo che intervenissimo sui loro regolamenti Labsus, su cui noi abbiamo problemi. I patti di collaborazione tutelano uso esclusivo. Luoghi pubblici di cui non sanno cosa farsene e li affidano a qualcuno.

Sono d’accordo con proposte di Nicola, dovremmo creare delle contro guide, un plico per dare alle realtà informazioni su come fare, incontro con Anci e legge nazionale ci sto

Intervento on line di S. da Bari:

aggiornamenti dal fronte di Bari, armata Brancaleone ex postmoderno e Bread and Roses

riflessioni di grande respiro, osservatorio, regolamenti e dichiarazioni o strumenti più operativi, nodi problematici di Paolo.

Bread and Roses sta cercando di aprire nuova vertenza per spostare da regolamenti la questione dell’affidamento da associazione ad assemblea come soggetto giuridico.

Organizzazione che non sia espressione di una singola associazione invece soggetto che stipula il patto deve essere collettore di tante realtà. Statuto con principi inclusività, trasparenza…

stiamo cercando di portare avanti iniziativa Festival di Architettura a novembre, comune che ha scritto regolamento molto brutto, legittimava sussidiarietà verticale, ha chiesto a noi di creare un workshop per avviare queste riflessioni. Sono gli stessi punti su cui stavamo riflettendo. Vorremmo una partecipazione della rete. Far confluire intelligenza collettiva.

Tema emergente: autoformazione tra di noi, discorsi con altri gruppi che hanno sensibilità differenti ma cercano di portare avanti cogestione di spazi pubblici.

Volevo condividere e proporre di proseguire sfruttando occasione di Bari come si è fatto con Lucha y Siesta. Per proposta di coinvolgere Anci si potrebbe pensare sulla scia di questo incontro a Bari di chiedere presenza sindaco che è presidente Anci. Date di Festival Architettura a Bari 6-12 novembre.

CA (comitato Rodotà): intervengo in rappresentanza comitato Rodotà e per forte interesse per rete e Mondeggi, le cose essenziali credo di averle sentite, alcune cose si possono risolvere a livello comunale altre a livello regionale, per legge toscana interessante approfondire il rapporto tra proposta di legge presentata e proposta venuta fuori. Altri problemi possono essere affrontati e risolti a livello nazionale, nodi espressi da Paolo, Nicola e Giuseppe. Oggi 3 proposte di legge, so bene che c’è stata differenziazione forte tra legge Fassina-Nunes e Ippolito. Sostanzialmente profonda unità nei principi fondamentali, anche solo potenzialmente in tutto il movimento dei beni ambientali, di questa unità è espressione comunicato congiunto di Maddalena e Mattei in cui si riconosce che la proposta della commissione Rodotà non precisa un punto fondamentale che è emerso dalle esperienze dei beni comuni emergenti, proprietà del popolo sovrano.

Affrontare insieme il cammino della legge sui beni comuni nelle commissioni parlamentari. Insieme dobbiamo individuare emendamenti significativi delle proposte di leggi. Si arriverà a testo unificato, unità di tutto il movimento. Suggestiva interpretazione dell’occupazione di Nicola, questo obiettivo ci muove insieme…

Mondeggi è restituzione di bene pubblico alla funzione sociale. Inserire norma nel codice civile categoria beni comuni, spingere iter…

C:- Firenze:

Faccio parte dell’associazione Biblioteca di pace, nata per occuparsi di integrazione di ragazzi stranieri, oggi lavoriamo su cittadinanza attiva, superamenti discriminazione passa dal mettere la gente insieme sulla città.

Formazione per volontari, in Olanda, abbiamo incrociato i beni comuni, io ero fermo ai patti di collaborazione, qui ho sentito tante cose che li mettono in discussione. Partecipiamo a progetti europei, abbiamo attivato un Erasmus sui beni comuni, per svolgere funzione di affiancamento, Olanda e Belgio, Romania e Turchia, interscambio e comune di Campi Bisenzio, comuni e cittadini.

3 incontri di autoformazione, a Campi Olanda e Romania, 20 persone dai vari paesi. Per 5 giorni, autoformazione senza un professore. Piccolo glossario delle parole in varie lingue. Ogni partner individuerà realtà significative che metteremo in rete digitale, spazio più largo di quello nazionale. Spero la rete possa partecipare…